Stazione Ferroviaria

Quattro passi sui binari della storia: sul finire dell’Ottocento Salsomaggiore Terme già pensava di dotarsi di un ramo di strada ferrata che dalla stazione di Borgo San Donnino (l’attuale Fidenza), attraversando la città e lambendo la strada principale di accesso, arrivasse fino allo Stabilimento Termale. Nel 1890 arrivava al capolinea la prima locomotiva a vapore della “tramvia Borgo-Salso”, la “Phoenix” con due vetture passeggeri e un vagone merci al traino. Il tramway della linea Salso-Borgo aveva vetture di 1a, 2a e 3a classe e viaggiava, come raccomandato dalla concessione, ad una velocità massima di 18 chilometri orari. Quattordici treni giornalieri portavano in 30 minuti da Salsomaggiore a Borgo San Donnino e viceversa in coincidenza, dal 1° giugno al 30 settembre, con i treni della linea ferroviaria principale dell’alta Italia Milano-Firenze. La nuova stazione ferroviaria – quella che vedete oggi – e la rettifica dei binari risale al 1937: il vecchio trenino sarà sostituito dai locomotori delle Ferrovie dello Stato. L’ormai antico “gamba di legno“, come affettuosamente veniva chiamato, va in pensione ed appaiono i locomotori elettrici e il travertino bianco e rosa della monumentale Stazione Ferroviaria. La linea viene rettificata: i binari non scorrono più a fianco dell’attuale Viale Matteotti, ma sono stati posati più in là, al centro della campagna. Il progetto della odierna stazione fu del romano ingegner Cervi che adottò le più moderne soluzioni tecniche (ad esempio un ascensore collegava le sale superiori, tra cui la famosa “sala reale”, al livello inferiore dei binari con un ascensore) realizzando una delle più fastose architetture ferroviarie esistenti, dotata di magnifico giardino, quattro binari e uno scalo merci. Per ispirarsi, Cervi guardò alla stazione centrale di Milano, il cui modello venne riprodotto a Salsomaggiore, certo in dimensioni più contenute. L’esigenza di adottare uno stile architettonico adatto ad essere inserito nel contesto di una città termale, fece sì che i due fronti, quello interno sui binari e quello rivolto verso il Parco Mazzini da dove uscivano i passeggeri, fossero ingentiliti da grandi vetrate ad arco la cui luce illuminava l’atrio composto da una grande volta a lacunari con quattro lunette che raccontano, in modo allegorico, la storia della Salsomaggiore termale dall’epoca romana, ai Farnese a Maria Luigia, fino ad oggi, affrescate dal pittore romano Giulio Rufa. Lo stile Novecento adottato da Cervi integra stilemi Déco che richiamano alla simbologia acquatica propria della città. Di chiaro sapore Déco è infatti il disegno delle fontane sulle vetrate che impreziosiscono gli spazi della biglietteria e dell’edicola (ora non più funzionante). Richiami all’acqua si ritrovano anche nella porta di accesso allo scalone, il cui ritmico decoro ricorda il movimento delle onde, nelle applique luminose che rammentano cascate d’acqua, nell’elegante fontanella a cinque bocche a lato della zona di accesso ai binari.

Note storiche fornite da Comune di Salsomaggiore.

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